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"Variazioni su Don Giovanni" del laboratorio Carro dei Tespi
rete toscana scuola teatro

LICEO CLASSICO G. GALILEI

"Variazioni su Don Giovanni" del laboratorio Carro dei Tespi

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“Chi assegna precedenza al proprio godimento a scapito della vita degli altri è don Giovanni.” (E. De Luca)
Don Giovanni, monumento eretto alla sovrana Indifferenza e allo Sberleffo tracotante, inno di gioia innalzato all'algido Narcisismo e alla compiaciuta Dissacrazione della Terra e del Cielo.
Don Giovanni ossia l'arte di “calzare il profilattico sul cuore” (E.De Luca), senza più alcuna decenza e decoro, incarnazione di una compiuta e consapevole amoralità, senza scrupoli o sussulti di coscienza che lo possano, anche solo per un battito di ciglia, turbare o disorientare. “Come lui ce n'è un tal mucchio!” intuisce lo Sganarello di Puškin; e così li abbiamo moltiplicati questi don Giovanni, nel numero e anche nel genere: svincolato da connotazioni e valenze di carattere sessuale, il Nostro diventa così il simbolo e il paradigma di quel disinvolto Cinismo che corrode e annienta ogni forma di umana relazione. Anche gli Sganarelli sono necessariamente una piccola moltitudine, questi servi-complici, patetici campioni di pavida ignavia e sghembe icone della rassegnazione e del qualunquismo.
Intorno a loro si muove, in un vecchio e polveroso teatrino, un groviglio di esseri-marionette, maschere biancastre nel loro pallore di morte, squallido mosaico di meschinità e di miserie umane, coacervo di vittime conniventi e consenzienti, figurine ammiccanti verso quei seducenti poteri che, in ogni epoca e società, mettono in scena se stessi con spudorato sussiego e divertita crudeltà.
E alla fine, proprio in questo “teatrino con lo sfondo azzurrino” (E.Rostand), un vero inferno, don Giovanni, ormai vittima lui stesso di una decadente ed aristocratica solitudine, drammaticamente sprofonderà, condannato dal Grande Burattinaio a replicare come una marionetta, in ogni tempo e in ogni luogo, la sua triste e patetica farsa. Con qualche rimpianto. Forse.

Personaggi e interpreti
(in ordine di entrata )

IL GRANDE BURATTINAIO
Edoardo Vanni
LE OMBRE
Julia Favaro (l'ombra bianca), Giulia Gatti, Sylvie Morel, Dafne Martina Stella
e Eugenia Afanasenko, Carla Bilotti, Beatrice D'Auria, Chiara Filippeschi , Ilaria Fracasso, Gaia Innesti, Beatrice Longhi, Maria Chiara Mesoraca, Matilda Nappi, Elisa Passaquieti, Giulia Pesola, Alessandra Polzella, Eleonora Rexhepay, Claudio Sabbatini, Valentina Tamagno
DON GIOVANNI
Ludovico Carofano, Giulia Carli, Agata Costanzo, Claudio Tongiorgi
SGANARELLO, servitore di Don Giovanni
Anna Anticaglia, Francesco Fazzari, Alice Mannino, Anna Ghignola
DONNA GUSMANA, dama di Donna Elvira
Margherita Di Fede
DONNA ELVIRA, sposa di Don Giovanni
Diana Di Matteo
CARLOTTA, contadina
Julia Hazewinkel
PIERINO, contadino
Nicola Carlesi
MATURINA, altra contadina
Carola Panu
QUATTRO DONNE BORGHESI
Carla Barsanti, Flavia Dargenio, Caterina Mazzantini, Marta Viaggi
TRE DONNE POVERE
Giulia Arpone, Irene Di Pasquale, Elena Rinaldi
DON CARLO, fratello di Donna Elvira
Emilio Ferretti
DON ALONSO, altro fratello di Donna Elvira
Max Dennis Pilkington
DONNA LAURA, amante di Don Giovanni
Anna Cipriano
DON ERNESTO, innamorato di Donna Laura
Enrico Pesciatini
DONNA ANNA, moglie del Commendatore assassinato
Arianna Ammannati
ALTRO SERVITORE di Don Giovanni
Beatrice Pingitore
DON LUIGI, padre di Don Giovanni
Alberto Manca
LE VOCI DELLA STATUA
Alberto Manca (canto) e Marta Viaggi

e con la partecipazione nella scena della cena di Andrea Gaeta, Denisa Halaucescu, Lisa Matteucci, M.Carmela Monterosso, Mathilda Neri, Jamal Oubamou, Emanuele Rossi, Alessandro Squadrone del Laboratorio Matteatro -IPSSAR Matteotti, coordinato dalla prof.ssa Silvia Pagnin.

musiche a cura di
Luciana Dibilio ( flauto traverso), Amos Tozzini (pianoforte), Mattia Fonda (basso), Daniele Contaldo (chitarra)

laboratorio attoriale e cura della messinscena Letizia Giuliani
coordinatore del progetto prof. Agostino Cerrai

aiuto alla messinscena Francesco Agazio, Clara Lanzetta
l'immagine dello spettacolo è di Vittoria Mariani

Un sentito ringraziamento alla direzione e allo staff tecnico del Teatro Verdi per la puntuale e professionale collaborazione alla produzione del saggio finale.


Il laboratorio

L’arduo compito di descrivere questi cinque anni di esperienza con il laboratorio di teatro potrebbe forse essere risolto facilmente, pur zigzagando fra retorica e banalità, raccontando il profondo valore educativo che “Il carro di Tespi” ha avuto per tutti noi: la consapevolezza della parola e della comunicazione, la presenza scenica, la sicurezza di sé, nonché, ovviamente, il lavoro sui testi, sempre rispettoso, talvolta quasi filologico.
Eppure, guardando indietro, proprio non è il caso di tradire così uno spazio che, a conti fatti, è stato decisamente, profondamente diseducativo. In effetti, in nessun altro momento della nostra vita scolastica - in senso lato - ci è stato permesso di dire il falso, improvvisare, suggerire a un compagno, inventare quando non ricordavamo a memoria. Fra i più osceni verbi di Aristofane e gli sfacciati corteggiamenti di Don Giovanni, abbiamo visto donne coi baffi disegnati a matita nascondersi i capelli sotto a un basco, gente vestita da cane o di stracci, ladri, buffoni e assassini. Un quadro decisamente disdicevole. Eppure nel resuscitare un personaggio, una voce, pur di secoli fa, non abbiamo mai sentito odore di putrefazione.
Nell’infinita attesa di un esame di maturità che in fondo è l’obbiettivo ultimo di una scuola, il suo foglio di via, quando si chiuderà il sipario, stasera…stasera credo usciremo di scena con la netta sensazione che, finché questo spazio esiste, l’Obbiettivo Ultimo Maturità (e una volta “maturi” non ci resta che marcire) non riuscirà fino in fondo, e otterremo di restare ancora un po’ “acerbi”, calvinianamente, appesi agli alberi.

Claudio Tongiorgi